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sabato 5 maggio 2012

La macchina


Ecco due brevi interviste rilasciate dal prof. Vittorio Marchis a MEMORO intorno alla macchina in questi "tempi moderni":




"La macchina nasce dall'utensile: ma se l'utensile è protesi dell'uomo, con la rivoluzione delle macchine i ruoli si invertono... " (Gunther Anders, L'uomo è antiquato, Torino : Bollati Boringhieri, 2007)

domenica 22 aprile 2012

Rivoluzioni tecnologiche

Dopo la rivoluzione agricola (la prima avvenuta tra il 10000 e l'8000 a.C.) e la rivoluzione industriale, oggi siamo nel bel mezzo di un nuovo "passaggio" ? 
C'è chi la chiama terza rivoluzione industriale, altri la rivoluzione dell'informazione, ma se seguiamo ciò che dice David S. Landes nella sua Favola del cavallo morto, non potremo mai sapere se viviamo uno di questi grandi processi irreversibili, che chiamiamo rivoluzioni culturali, perché potremo solo dirlo quando ormai i giochi si sono conclusi.
Come diceva Marc Bloch, "nella storia le cause non si postulano, ma si cercano."

Tutto parte dal racconto...

E per meglio conoscere la letteratura italiana è disponibile un sito dell'Editore Einaudi che presenta alcune centinaia di opere fondamentali per capire il nostro passato. Sul piano narrativo, attraverso opere scritte innanzitutto per raccontare e anche per piacere, a sé stessi e al pubblico.
Le monografie storiche e i saggi, li lasciamo a un secondo tempo e appunto si chiamano "letteratura secondaria".

La storia è un racconto...

Anche se la storiografia è condotta "scientificamente" fondandosi sui documenti, che sono scritture "certificare" e soprattutto collocate nello spazio e nel tempo, non bisogna dimenticare che la storia è una narrazione e come tale deve seguire delle regole ben precise, la prima delle quali è la continuità e la consequenzialità degli argomenti. Ne consegue che, a differenza di una cronaca, ovvero di una cronologia, dove i fatti sono semplicemente elencati, la storia deve seguire un filo. Ed è proprio per questo fatto che la storia è alla base della nostra consapevolezza. Senza la storia vivremmo - lo dico a un pubblico che conosce i metodi delle scienze dure - algebricamente, al di fuori del tempo. Invece sono proprio le storie passate (quelle che i matematici collocano nelle condizioni iniziali) a permetterci di risolvere l'equazione differenziale (ovvero dinamica) in cui viviamo. La storia siamo noi.

« Per dirla in una parola, le cause, in storia non più che altrove, non si postulano. Si cercano... »

(Marc Bloch, Apologia della storia, fine del quinto capitolo)



mercoledì 28 marzo 2012

La storia e la memoria



Nel libro Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta si parla molto del modo di vedere le cose proprio degli antichi greci, ma c'è un aspetto di cui non si dice nulla: la loro visione del tempo. I greci vedevano il futuro come qualcosa che ci arriva alle spalle, mentre il passato si allontana davanti a noi. A pensarci bene, è una metafora più esatta della nostra: come si può guardare al futuro? Si possono solo fare proiezioni dal passato, anche quando il passato , dimostra che queste proiezioni sono spesso errate. E come si può veramente dimenticare il passato? Che cos'altro conosciamo?

Robert M. Pirsig

Ecco l'intera postfazione al libro di Pirsig.

sabato 24 marzo 2012

Una brevissima storia del mondo


La storia del mondo può essere esaminata anche e soprattutto in funzione dello sviluppo delle tecniche. Una prima sintesi è riportata in un post precedente di cui questo è il link.
Una lettura più approfondita potrà essere fatta consultando il saggio di Jared Diamond, Armi acciaio e malattie.

sabato 21 febbraio 2009

Incomincia un nuovo Corso

Cari studenti,
questo Blog è fatto per rendervi disponibili i materiali delle lezioni e per facilitare l'apprendimento della materia. Quanto è riportato sul Blog, anche nelle pagine degli anni passati, è da intendersi parte integrante della materia.

Il testo di riferimento è:

Vittorio MARCHIS, Storia delle macchine, Roma-Bari : Laterza, 2005.

a cui si aggiunge:

V. MARCHIS e F. NIEDDU, Materiali per una storia delle tecniche, Torino : Celid, 2004.

Importante per ampliare la propria cultura storiografica è il riferimento al Dizionario di Storiografia, presente sul Web.

Si consiglia inoltre di andare a consultare anche il blog della Storia dell'ingegneria.

mercoledì 20 febbraio 2008

La storia, la tecnica e le "rivoluzioni"

"Senza la tecnica l'uomo non esisterebbe, ne' sarebbe esistito mai. Cosi', ne' piu', ne ' meno.". Con queste parole Jose' Ortega y Gasset (1883-1955) inizio' nel 1933 una conferenza alla Univer­sita' di Santander sul tema "Qué es la técnica?"[1]. La storia tecnica, è ripartita in tre fasi: "la técnica del azar" (La tecnica del caso), "la técnica del artesano", e "la técnica del técnico".

All'inizio dei tempi, le prime scoperte tecnologiche sono casuali: per caso si invento' la ruota facendo rotolare un tronco, sempre per caso si comprese che una selce spezzata poteva fungere da raschiatore e da coltello. Con questo atteggiamento mentale, verso l'uso di strumenti per l'esecuzione di determinati lavori o per la produzione di beni materiali, l'uomo visse per migliaia d'anni. L'homo sapiens è colui che sa cercare e trovare.

Quando la specie umana per garantire la propria sopravvivenza decise di rendersi stanziale in villaggi investendo nell'agricoltura e nell'allevamento, alla "técnica del azar" si sostituì la "técnica del artesano", che vide la nascita della città, della scrittura, delle leggi. L'artigiano, l'homo faber, colui che sa fare, riusciva a tenere sotto controllo l'intero processo produttivo di cui era responsabile, a partire dal reperimento delle materie prime, sino alla vendita del prodotto. La forma di apprendimento del mestiere era l'apprendistato. Chi possedeva il capitale lo investiva in beni materiali.

A partire dalla metà del XVIII secolo il "modello" di società artigiana andò in crisi perché i nuovi sistemi produttivi non potevano più essere gestiti da un unico individuo, sia per la complessità delle conoscenze richieste, sia per la quantità di capitali necessari per l'acquisizione dei macchinari. Si rese quindi necessaria una nuova "rivoluzione" che vide nascere i distretti industriali. La "técnica del tecnico" è caratterizzata dalla presenza del tecnico, dell'ingegnere, che rappresenta colui che sa far fare. E' necessaria una codifica dei saperi: nascono le scuole tecniche. Parallelamente al tecnico sorge l'esigenza della presenza di un imprenditore che abbia i capitali necessari per acquisire i sistemi di produzione. Vengono utilizzate risorse materiali a loro volta frutto di altrettanti processi industriali (acciaio, coke, elettricità, ecc.)

Come è puntualizzato nel saggio di C.M. Cipolla Uomini, tecniche, economie, "sia nel campo politico che in quello economico, sia nel settore dell'organizzazione sanitaria che in quello della strategia militare si impone un nuovo punto di vista. Nel passato l'uomo ha dovuto abbandonare il punto di vista cittadino o regionale, per acquistarne uno nazionale. Oggi dobbiamo uniformare noi stessi e la nostra maniera di pensare a un punto di vista globale."

I nuovi problemi (i quali sotto altri punti di vista sono anche i veri problemi da sempre) si chiamano esplosione demografica, ricerca di nuove fonti energetiche, diffusione del sapere tecnico.

[1] J. Ortega y Gasset, Meditacion de la Técnica y otros Ensayos sobre Ciencia y Filosofia, Madrid : Alianza Editorial, 1982.